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June 25 Mi è capitato di dover giocare la mia vita con un mazzo di carte sbagliato, ora mi viene detto che quelle carte le vedrò a malapena e potrei non vederle affatto…almeno per un po'. Non so come raccontarla questa storia, senza scrivere a due signori che mi conoscono dalla nascita…
Forse pago un prezzo alla vita straordinaria che mi avete permesso di vivere, non è stata facile, ma i miei occhi hanno visto cose, luoghi che per altri rimarranno solo cartoline nella loro fantasia. Ho visto l’erba verde dello stadio di Wembley…l’Empire Stadium di Wembley. Io so cosa si prova a stare in piedi su quelle gradinate e come gioca la luce in quel luogo, un mercoledì pomeriggio, il giorno della finale della Coppa dei Campioni. Io ho visto il sogno che ho avuto da sempre, realizzarsi. L’ho visto con i miei occhi. Ricordo chi, mia madre, sembrava più esaltata di me, nel annunciarmi il viaggio. Ricordo chi mi accompagnava in quel viaggio, la nottata a Liegi e li, sotto la curva e sugli spalti. Non ti piace nemmeno tanto il football, hai sempre preferito il tennis e Jimmy Connors ed il suo rovescio a due mani. Eppure eri li, con me nel posto che sognavo da sempre, da bimbo, dalla prima volta che vidi il calcio dal vivo. Ricordo che ti hanno dato meno carte nel mazzo della tua vita, ma hai fatto cose che gli altri sognano e l’hai fatte partendo dal gradino più basso, contro ogni previsione. Non lo so se ho il talento per lo scrivere, ma se la mamma teneva una cosa scritta da me tanti e tanti anni fa, nel portafogli, forse le cose che scrivo mi descrivono meglio di una mia foto. Ricordo le prime letture da bimbo, la selezione del Reader Digest, i quattro dell’oca selvaggia, lo squalo e i tuoi libri di Le Carrè. Quanti bimbi hanno letto “La Talpa”?, zero posso risponderti io, erano li per essere letti e raccontavano te. Pablo Neruda e le sue poesie, quelle con la rosa dentro per la mamma. Cambiano un bimbo per sempre, più di mille parole. Cambia anche un uomo se la mia felicità (la moto…e che moto, la R6) è più forte delle vostre paure. Già la moto, significa più di quello che sembra, come un totem è stato un veicolo di magia…ricordate?, mai una crisi quando guidavo. Potrebbe succedere ancora, potrei non avere un solo incidente per colpa della mia vista, oppure no…potrei non rialzarmi. Prriiiiim Priiiiiiim, forse se faccio abbastanza volte l’imitazione di uno scooter, mi convinco che posso girare anche in Vespa. Non so come raccontarvela questa storia, non so come dirvi che ho paura. Non so come spiegarvi questo: le miei mani sfocate se le guardo con l’occhio sbagliato eppure sono qui vicino a me e non le vedo bene. Federica oggi mi ha lasciato un biglietto che recita “il piccolo principe direbbe che l’essenziale è invisibile agli occhi”, Alex aspetta li sul margine del mio tempo con la sua spada fiammeggiante e il suo “vedere” divino. Pensando a loro mi sono ricordato di questo discorso di Mandela:
La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è quella di avere un enorme potere. E' la nostra luce, non la nostra oscurità, che ci spaventa di più. Ci chiediamo: "chi sono io, per credermi brillante, stupendo, pieno di talenti, favoloso?" In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Sei un figlio di Dio. Il tuo stare nel piccolo non aiuta il mondo. Non c'è niente di illuminato nel raggrinzirti, così che le altre persone non si sentano insicure vicino a te. Sei fatto per risplendere, come i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è in noi. Non è solo in alcuni di noi: è in ognuno. E quando lasciamo splendere la nostra luce, inconsciamente diamo il permesso agli altri di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.
Forse non ho paura dell’oscurità, ma della mia luce, allora proviamo a non stare raggomitolati in uno spazio più piccolo di quello che ci compete, a far sorridere i bimbi, a rispondere “perchè no?” invece di “perchè?”, in fondo questo me l’avete insegnato voi. June 16 E’ la mia sorellina, il sorriso dei miei tramonti, sono le parole più belle che ho mai sentito, sono il caldo quando è troppo freddo anche per respirare, una volta di più. Luminosa Alex. I suoi sogni sono finalmente arrivati, li vede. Hanno appena attraversato l’orizzonte e con una manina la salutano, l’invitano ad avvicinarsi senza timore. Sorrido, mentre lei si guarda intorno, sorpresa. I suoi occhi chiedono ai raggi del sole se sono li per lei, per un attimo sembrano risponderle che si, sono li per festeggiarla. E’ il momento di sorridere e andare, meravigliosamente perfetta, completa opera del suo dio misericordioso. Ringrazio anche per i momenti in cui la mia sorellina è intrattabile perfino con se stessa, capace di discutere di un suo pensiero argomentando l’esatto opposto dopo pochi minuti, sorrido alle eterne indecisioni e mi riposo tranquillo al suono della sua risata di bimba. Una domenica di Giugno al confine di vecchi ricordi, di un passato di cui conservo istantanee che sembrano essere scattate sempre di notte. Seduto al limitare di un territorio vergato dai netti confini di una sofferenza che non diviene mai gioia, fatto di celebrazione di un culto che si compiace solo di se stesso, isola tra le altre isole, rifugio da una realtà nella quale è certo più difficile testimoniare la Fede. Lontano da verità che non posseggo, silenzioso e colpevole, sono stato testimone di bimbi derubati con l’inganno, di una occasione. Correre come Mowgli. Tra fratellini e sorelline, per lasciare il mondo un po' migliore di quello che abbiamo trovato. Defraudati, della possibilità di ascoltare tra le ombre della notte avanzare Bagheera, di respingere i cani rossi, di partecipare alla Caccia di Primavera. Lontano, oltre il limitare di uno spazio lontano dove aleggiano troppe parole non dette, avanzo sicuro, mi muovo verso l’interno, valicando il solco di una ipocrisia che non sfiora l’uomo che sto cercando di diventare. Mi guardo intorno senza timore. Un velo di tristezza percorre il mio sorriso, dispiaciuto. I suoi occhi, si aprono all’improvviso come se un fantasma fosse riapparso da un passato che doveva essere sbagliato. Perché così le avevano detto. Un passato divenuto presente in pochi istanti. Qualcuno, si è imbattuto in quel sentiero meno battuto, l’ha percorso decisa a lasciare una traccia. Lo scricciolo che ha riempito i silenzi di sorrisi, porta una felicità che illumina cancellando le ombre. Tutti sono felici con me, per me. Non so se merito le tue parole sorellina, forse non ho le parole che portano il sole, ma ti credo quando lo dici. June 08 Ho provato a portare il mio tempo dentro alla necessità di scrivere, non riuscivo per quanto tentassi, a fare il contrario. In questo ultimo periodo numerose si sono accavallate le voci che mi ricordano che sto sprecando un talento. Forse è vero, ma vorrei parlare qui e provare a spiegare perché penso di non avere talento. Cercherò di prendere a prestito le parole quando lo riterrò opportuno, quindi se qualcosa in quello che leggerete vi ricorda qualcuno…probabilmente avete ragione. Il TALENTO, scritto così tutto maiuscolo, è quella capacità che ti spinge oltre gli schemi, che non è riproducibile, per quanto si tenti, non puoi copiarlo, è unico. In maniera speciale. Il TALENTO, ti fa irrompere in un territorio che nessuno era riuscito nemmeno ad immaginare, è appunto, l’ignoto che diventa noto. Non credo di riuscire a spiegarlo meglio. Intorno a questa considerazione ruota il mio convincimento: non ho talento. Certo, probabilmente scrivo leggermente meglio della media degli italiani, ma questo è solo il frutto della mia passione per le parole nella loro forma scritta. Il talento, posso riconoscerlo però. Le “SilviE” hanno reso concreto, la prima disegnandolo e la seconda tatuandolo, un mio pensiero del cuore. Le ringrazio entrambe diversamente per avermi permesso di fermare in un segno tangibile, quello che aveva forma solo nella mia fantasia. Il loro è TALENTO. Non parlo volentieri di quello che scrivo, poche persone lo leggono, perché?, che senso ha scrivere se nessuno le leggerà mai? Quando mi pongono questa domanda sono quasi costretto a spiegare, vergognandomene profondamente l’origine delle mie parole. Mi accade spesso di vedere le cose di cui scrivo, di percepirne gli odori, posso trovarmi a camminare per le vie di Roma ed immaginare un castello ai margini di un bosco di alte querce secolari all’alba di un pungente freddo giorno d’inverno. Mi capita di guardare fuori dal finestrino mentre viaggio sul bus che mi riporta a Pescara e ritrovarmi a guardare un manipolo di cavalieri che attraversano tortuosi sentieri, le armature lacere e ammaccate, l’odore di sangue e morte fermo sugli anelli lucenti. Vedete?, come faccio a raccontarlo a degli sconosciuti?, che posso immaginare un caffè a Bologna, descriverlo perché io “vedo” il barista e “percepisco” gli odori di quel posto. Un luogo che vive nella mia fantasia, sembrano così veri…allora mi viene naturale, scriverne, senza sforzo trovano la via della carta. Per me le storie sono nascoste ovunque, in ogni angolo, in ogni espressione di un viso, inflessione della voce. Non ho l’impressione di gettare via qualcosa, perché questa capacità di scrivere dei miei sogni, non mi costa fatica, è naturale come respirare e li, c’è sempre stata, meravigliosamente me, come nessun’altra. Ho sempre desiderato essere le mie parole ed i miei sogni… May 12 Dovrebbe essere questo il risultato finale. E’ necessario completare il tatuaggio, Silvia, preziosissima come sempre, mi ha ancora una volta messo a disposizione il suo immenso talento. I miei sogni prendono corpo attraverso la sua matita. I tratti del tuo talento descrivono le mie parole e così posso portare sulla pelle i miei ricordi, meravigliosi anche quando lambiscono con dolore il cuore. Li lascio li, in un posto che posso vedere sempre, sul braccio, appena sopra il polso. Tulipani, rose ed orchidee… Sono spesso fisicamente lontano dalle persone che amo, la retorica mi rammenta che non siamo mai lontani davvero dalle persone che portiamo nel cuore. Per quanto le parole siamo importanti, rimangono tali, suoni al vento del presente. Diciamo spesso grazie, alle persone che amiamo, anche solo per la gioia che ci porta la loro presenza nella nostra vita. Ho pensato di rendere tangibile e visibile sempre, a tutti e soprattutto a loro, quanto profonda sia la mia riconoscenza. Eccole per voi, sorelline, donne straordinarie che rendete speciale il mio tempo. Voi con me, per sempre, segnata sulla mia pelle l’essenza del vostro cuore, tutto di voi, non solo ciò che amo. Grazie a voi, per rendermi l’uomo che sono.
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